IC SELVAZZANO

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2 gennaio 2013 Letti per voi

PAOLA MASTROCOLA, La passione ribelle, Laterza 2015

Di quale passione parla l’autrice? Chi sono i ribelli protagonisti del libro? Quale messaggio rivolge oggi al lettore  la docente e scrittrice?Quali riflessioni propone a genitori e  insegnanti (soprattutto) e studenti?

Un libro La passione ribelle che ha l’andamento di un romanzo, ma è in sostanza un lungo e profondo saggio per rispondere,  attraverso molteplici prove,  alla domanda più importante: Perché lo studio è scomparso dalla nostra vita? Chi  sono i responsabili?  Eh sì, perché secondo l’autrice, non è solo di una persona la colpa…è un po’ di tutti, anche della scuola, che dovrebbe essere il luogo in cui, più di ogni altro,  lo studio è accolto e praticato…

“Sembra,  in generale, che si studi moltissimo e che si tenga in granLa passione ribelle considerazione lo studio, oggi. Ne affermiamo da ogni parte il valore, e con grande convinzione; ci battiamo perché cresca la percentuale dei diplomati e dei laureati, per migliorare i risultati di test internazionali, per rinnovare il sistema d’istruzione; ci occupiamo di scegliere la scuola migliore per i nostri figli, andiamo a parlare con gli insegnanti […] , frequentiamo saloni dei libri, festival della letteratura, della filosofia, del diritto, della democrazia, e conferenze, mostre, d’arte, d’antiquariato, d’artigianato, di fotografia. Se ci chiedono un’opinione siamo tutti d’accordo: la cultura è importante, bisogna leggere e studiare, sempre di più. […] Forse è solo un gran parlare e andare. Solo parole, solo scena. Secondo me, “nessuno” più studia. Nessuno ha più né l’intenzione, né voglia di farlo, nessuno lo ritiene ancora utile a qualcosa, né tra i giovani né tra noi adulti. Sento di dover portare delle prove a questo punto. Ne ho trovate sei[…].”

La narrazione risulta  piacevole, ironica e a tratti appassionante, ma, per chi  conosce Mastrocola e le sue idee, senza colpi di scena : vince la cultura, sempre, sopra ogni altra necessità…       Giuliana Coletta

http://www.icselvazzano2.gov.it/personale-2/docenti/disabilita-e-dsa/linea_separatrice2/

9788804595373gIn occasione della Giornata del Ricordo prevista per il 10 febbraio di ogni anno, vi consiglio la lettura del libro di Stefano Zecchi: “Quando ci batteva forte il cuore”. Pola, 1945: Sergio ha sei anni e vive con la madre Nives, insegnante in una scuola elementare. Il loro è un rapporto strettissimo ed esclusivo. Sergio ammira la donna autonoma e coraggiosa che lo cresce mentre il padre è lontano, in guerra. Quando finalmente la guerra termina e il padre torna a casa, Sergio prova per lui una profonda soggezione, lo sente come un intruso tra sé e la mamma. Intanto, gli italiani in Istria non fanno in tempo a gioire della liberazione dall’occupante tedesco che apprendono con sgomento l’avvenuta incorporazione di Trieste e di tutta l’Istria nell’area di influenza sovietica. Il clima si fa presto molto teso, e gli jugoslavi si abbandonano a violenze, saccheggi e uccisioni degli italiani fascisti, o presunti tali, prelevati e precipitati nelle foibe. Nives non si rassegna a rinunciare alla propria identità italiana e inizia un’attività clandestina di resistenza che mette in pericolo tutta la famiglia. Le angosce che turbano i sonni del piccolo Sergio trovano conferma quando improvvisamente il padre lo prende con sé per iniziare una lunga fuga verso Venezia: di Nives non ci sono notizie, la sola via di salvezza è fuggire. Comincia così un lungo avventuroso cammino segnato da grandi stenti e sofferenze, durante il quale padre e figlio si riconosceranno e impareranno che la sola salvezza sta nell’essere uniti. Libro toccante ed emozionante.

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images“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”.

Questo libro è un prezioso strumento che aiuta, dal genitore all’insegnante, a comprendere il difficile rapporto dei ragazzi con i libri e le ansie e le frustrazioni che a volte suscitano.

Questo saggio, scritto nel 1992, è uno straordinario omaggio alla lettura e, decisamente, una gradevole testimonianza della passione che il nostro Pennac profonde nel difficile mestiere dell’insegnamento, mestiere che, per altro, ha svolto per ventotto anni in un liceo parigino. Proprio dalla grande attenzione che l’autore ha sempre dedicato ai giovani nel corso della sua carriera, deriva l’oggetto di quest’opera che, naturalmente, non poteva non rivolgersi soprattutto a due grandi categorie di pubblico: i genitori e gli insegnanti (anche se la parte finale è ampiamente dedicata al lettore in generale).

Il testo parte subito con una secca premessa:

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…”.

Queste due righe saranno le fondamenta sulle quali reggerà l’intero trattato. Proprio così, come non si può obbligare qualcuno ad amare o a sognare, tanto meno si può obbligarlo a leggere! Ne ci si può trincerare dietro i soliti luoghi comuni secondo i quali i ragazzi di oggi sarebbero figli della loro epoca dominata dal consumismo e dalla televisione, telespettatori passivi che fruiscono di pillole preconfezionate di immagini, suoni, atmosfere con musiche di sottofondo, bruciando terreno all’immaginazione. E spesso, purtroppo, neanche la scuola, con i suoi programmi anacronistici, riesce a colmare le distanze tra i ragazzi e la lettura. Propinare schede di commento col rispetto di una scadenza significa svilire l’interesse, soffocare ogni tentazione di sogno, spegnere quell’aura di intimità attraverso cui il lettore innalza il proprio spirito. Proprio per questo Pennac insiste molto sul concetto di gratuità: la lettura di un libro dovrebbe essere concessa gratuitamente senza richiedere alcuna contropartita, senza pretendere di inculcare alcun sapere, fin dall’infanzia. 

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“Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi”.

Gradevolissima lettura, sospesa tra un’ironia leggera e una dolce malinconia tessuta di ricordi ed emozioni mai sopite, il recentissimo romanzo di Massimo GramelliniFai bei sogni, edito da Longanesi.

Si legge d’un fiato e fa tornare indietro nel tempo chi, nato negli anni Sessanta, porta dentro di sè certe immagini televisive e certi miti dell’infanzia, ma è addirittura struggente nel ripercorrere il faticoso cammino verso la verità dell’autore, giornalista affermato de “La Stampa” e noto opinionista di “Chetempochefa” su Rai3 che solo dopo quarant’anni trova risposta alla prematura morte dell’amatissima madre.

Lo stile inconfondibile, semplice, asciutto, privo di retorica, giova ad una storia tenera e drammatica ad un tempo, e a fine lettura sembra quasi che, come per Gramellini, la vita ricominci “a risorgere dalle caviglie come una corrente d’aria fresca”.